Bolivia, processo politico alla ex presidente

Bolivia, processo politico alla ex presidente

Bolivia, Jeanine Añez è accusata di golpe contro il suo predecessore, il socialista Evo Morales. Aveva preso il suo posto dopo la fuga del presidente, come le spettava da Costituzione. Ora sta subendo un processo politico e sta subendo una lunga detenzione preventiva. La figlia spiega i soprusi del regime socialista. E lancia un appello al Vaticano.

MARINELLYS TREMAMUNNO / LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA

Il 10 giugno è stata resa nota la notizia della condanna a 10 anni di reclusione dell’ex Presidente della Bolivia, Jeanine Añez, accusata di aver compiuto nel 2019 un colpo di Stato contro il suo predecessore, il socialista Evo Morales. È opportuno ricordare che il leader indigeno è responsabile di brogli elettorali, confermati anche da osservatori internazionali, che lo hanno portato a dimettersi dalla presidenza e a fuggire dal Paese.

Dopo le dimissioni di Evo Morales, si sono dimessi anche il vicepresidente Álvaro García e la Presidente del Senato, Adriana Salvatierra. Di conseguenza, secondo la linea di successione stabilita dalla Costituzione, la Vicepresidente del Senato Jeanine Añez ha assunto la presidenza del Paese, ottenendo poi la sua pacificazione e la convocazione di nuove elezioni (la Nuova BQ lo ha spiegato in un articolo e l’ha successivamente confermato in un’intervista esclusiva al garante della Conferenza Episcopale Boliviana, Mons. Scarpellini).

Il Tribunale di primo grado di La Paz ha annunciato la decisione dopo un processo durato solo tre mesi, nonostante Añez sia in detenzione preventiva da più di un anno. La notizia ha occupato i titoli principali del mainstreaming; tuttavia, non è stato detto che il processo è incostituzionale perché l’imputata è stata processata in modo ordinario, come se fosse una cittadina comune, e non come corrisponde agli ex Presidenti in Bolivia con un “giudizio di responsabilità”. La ragione? Il “Movimiento al Socialismo” (Mas) non è riuscito ad avere i due terzi dei voti nel legislativo per realizzarlo.

Inoltre, la stampa locale avverte che il suddetto processo presentava diverse irregolarità: pressioni dell’Esecutivo e del Legislativo sui “giudici obbedienti”; la condanna è arrivata quando era pendente una decisione della Corte Costituzionale su un ricorso presentato dalla difesa; e due giorni dopo la sentenza, Evo Morales ha rivelato che tale processo era stato deciso in una riunione politica del Mas (leggere qui).

In questo scenario, la Bussola ha parlato in esclusiva con Carolina Ribera Añez, figlia maggiore dell’ex Presidente, che ha assunto le difese della madre e ha confermato che “le hanno negato tutti i suoi diritti”, oltre ad essere “un processo illegale dall’inizio alla fine”. Ha denunciato che “hanno rifiutato che lei potesse essere presente al suo stesso processo. Non c’è un giusto processo o un’indagine giudiziaria trasparente, non c’è presunzione di innocenza e i giudici sono stati nominati provvisoriamente per questo processo. Ci sono dichiarazioni pubbliche di Ministri e Viceministri che fanno pressione sui giudici ed è un processo espresso, con udienze interminabili”. Si è inoltre appreso che il Tribunale ha respinto le perizie, le prove documentali e persino le testimonianze dei testimoni presentate dalla difesa.

Questo lunedì, 13 giugno, è il compleanno di sua madre, è il secondo che festeggerà in carcere: come si sente riguardo a questo risultato?
Non ci sono parole per descrivere tutto ciò che si prova quando si vive questa ingiustizia e solo a causa della mostruosità di alcune persone che vogliono rimanere al potere, anche rovinando la vita di persone innocenti. È molto duro, è una sentenza politica, mia madre è una prigioniera politica, questo è un processo politico e come figlia continuerò a lottare per la libertà e l’innocenza di mia madre, affinché prevalga la verità, per il mio Paese e per la democrazia.

Quali prove ha che si tratti di un processo politico?
Ieri (domenica) Evo Morales ha rivelato al mondo intero che sono stati loro a decidere di mettere mia madre in prigione e a condannarla. Vale a dire, Evo Morales, Luis Arce (il Presidente della Bolivia), Choquehuanca (leader del Mas) e l’intera dirigenza ‘masista’, per lavare la faccia al codardo fuggito. Questa è una forte prova che mia madre ha subito un linciaggio politico. È la prova che non c’è Stato di diritto in Bolivia e annulla tutto questo circo giudiziario.

Quale messaggio volete inviare alla Santa Sede?
La Chiesa cattolica ha svolto un ruolo molto importante nel 2019, è stata presente a tutti gli incontri per pacificare il Paese, e chiederei al Vaticano e a tutta l’Italia di alzare la voce e pretendere la libertà di mia madre, di parlare con forza perché loro sono testimoni di quanto accaduto in Bolivia nel 2019. Chiedo che non ci lascino soli, che non ci abbandonino, perché questa lotta non è più la lotta della mia famiglia o di mia madre, ma ha uno sfondo molto più profondo. Oggi si parla dei diritti di mia madre e dei 72 prigionieri politici in Bolivia, ma se restiamo in silenzio e se il mondo intero tace e decide di abbandonarci, domani si parlerà di tutti i diritti e della libertà di tutti i boliviani.

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